martedì 23 ottobre 2012

La bellezza ci salverà. Sfogo dopo una giornata senza un perché

Tempo fa mi sono imbattuta nell'oroscopo pubblicato da Internazionale. Mi è sembrato moto poco contingente, valido a prescindere, soprattutto perché sosteneva una tesi in cui da un po' credo anche io. E cominciava così:

"L’arte lava via dall’anima la polvere della vita quotidiana, diceva Pablo Picasso. Questo è certamente vero per me. Mi purifico sia quando creo l’arte sia quando mi trovo davanti a una grande opera. E tu, Cancerino? Quali esperienze ti depurano dalla congestione di emozioni che si accumulano in ognuno di noi? A quali influenze puoi attingere per liberarti dei pensieri ossessivi che a volte ti tormentano? [...]".  

In perenne ricerca della bellezza - ph. Stefano Molaschi
http://stefanomolaschi.blogspot.it/


La frase di Picasso è molto vicina a quella più citata di Dostoevskij e a me molto cara: "La bellezza salverà il mondo", poi ridotta da molti in "La bellezza ci salverà" (che va bene uguale, direi). Ebbene, io ci credo. Talvolta, bello è uguale a etico, ma qui sconfiniamo in una discussione sull'essenza della bellezza, invece vorrei soltanto sfogarmi del fatto che oggi è stata una giornata grigia. Triste, di quella tristezza senza un perché, generata forse dalla mancanza di motivazione, di resa nei confronti della realtà, di un presente che bisognerebbe affrontare sempre con grinta e volontà, perché la natura non ci regala (tutto sommato) niente. In giorni così, l'esperienza del bello mi dà sollievo, mi ispira, mi aiuta.Una mostra, una fotografia, un film, gli amici, un libro, la musica: questo intendo per "bello". Ma oggi non va bene, perché non saprei dove andare a cercare questa cura. Forse questo sfogo un po' me ne procura. Chissà.

Mentre pensavo alla frase di Dostoevskij, mi sono imbattuta sul web in questa frase:

"perché per quanto l’arte tenti di dare ordine e forma al pathos dionisiaco della vita, e perciò la bellezza apollinea tenti di dare senso all’esistenza, essa non riuscirà mai a contenere e nientificare completamente la coscienza del dolore cosmico che tanto tormentava gli animi degli scrittori e filosofi a partire dall’Ottocento".
 

Questa constatazione non dovrebbe aiutarmi, ma mi fa sentire meno sola, in compagnia di tutti gli uomini che hanno abitato questo mondo facendosi le mie stesse domande. Credo che leggerò il libro di Todorov che ho scovato sul web. Un pochino l'idea mi tira su. Avrò trovato il "bello" anche oggi?




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